Vince "Noël au Tibet" con qualche polemica (L'Arena - Domenica 26 agosto 2007)
Miglior opera della tredicesima edizione della rassegna è la pellicola francese di Warluzel, van Gaver e de Slizewicz.
«Lessinia d’argento» al film del sudtirolese Josef Schwellensattl, un tenero omaggio alla sua terra.
di Vittorio Zambaldo
Va al francese «Un Noël au Tibet», di Jean Baptiste Warluzel, Falk van Gaver e Constantin de Slizewicz il Gran premio Lessinia della Comunità montana, la statuetta di bronzo con la stella d’oro ideata da Gianantonio De Maldè e riprodotta in fusione da Giovanni Marconi, che premia la miglior opera in assoluto della tredicesima edizione del Film Festival.
La Lessinia d’argento, offerta dal Comune di Boscochiesanuova, è assegnata invece al film del regista sudtirolese Josef Schwellensattl «Das Kalb in der Kuh und das Korn in der Kist» (Il vitello nella mucca e il grano nella cassa).
Secondo la giuria, che era presieduta dal regista tedesco Gerhard Baur, «Un Noël au Tibet» ha sorpreso per la suggestione e l’emozionalità del racconto all’interno della piccola comunità cristiana dello Yunnan e la giuria si trova unita nel riconoscere il messaggio rappresentato dal primato della coscienza di fronte a ogni possibile umana sopraffazione.
Lodevole il pensiero, ma qui non si trattava di premiare la resistenza dei cattolici cinesi, ma di giudicare il lavoro dei registi francesi, che pur toccando momenti di vera poesia, si sono limitati per il resto a una prosa abbastanza piatta, trascurando un potenziale di immagini e di indagini davvero eccezionale.
Ci è sembrata un’occasione persa, cosa che non è capitata invece a Josef Schwellensattl, a cui la giuria riconosce giustamente di «aver posto la sua ars poetica a servizio della sua terra, la Val d’Ultimo, tenerissimo omaggio in cui l’arte si sposa con una eccezionale capacità di linguaggio cinematografico».
Davvero non si poteva fare meglio e questo andava riconosciuto di più al regista sudtirolese, ma Baur mette le mani avanti: «Nelle gare sportive il giudice è il cronometro, ed è facile giudicare. Qui è molto più difficile. Ci siamo confrontati a lungo e pensiamo di aver raggiunto un buon risultato. Ogni componente della giuria ha una propria sensibilità e alla fine la maggioranza era per il film francese», fa sapere il presidente.
Alessandro Anderloni, direttore artistico del concorso, invitato a dare un suo parere sul verdetto della giuria, riconosce il giudizio insindacabile e preferisce non far commenti, ma aggiunge una postilla che vale più di una condanna: «È la prima volta che il Gran premio della Lessinia non è assegnato all’unanimità».
Chi parla fuori dai denti è invece Vito Massalongo, presidente del Curatorium cimbricum veronense, che con la Comunità montana è il principale organizzatore della manifestazione: «Sono deluso perché in questi giorni di proiezioni i favori del pubblico erano chiaramente indirizzati verso il film di Schwellensattl e dalla parte degli organizzatori devo riconoscere che il suo prodotto, più di altri, rispetta le finalità del Film Festival», precisa Massalongo.
Averado Amadio è l’unico dei giurati che parla: «Non per dire i contenuti della discussione, di cui non uscirà una parola, ma per sottolineare che il Film Festival cresce e i 25 film in concorso ci hanno veramente impegnati, cosa che è di buon auspicio per il futuro della manifestazione», precisa.
