Salvate le contrade un messaggio forte (L'Arena - 24 agosto 2007)
Record di presenze a Bosco: applausi al film di Francesco Sauro. Molto apprezzato il percorso su cibo e sapori di una volta Stasera, in Sala Olimpica, omaggio al regista Gastinelli
di Vittorio Zambaldo
Record di presenze la scorsa sera al Film Festival della Lessinia di Boscochiesanuova, con 410 posti occupati e complessivi 1800 biglietti venduti nei primi cinque giorni di proiezioni. C’era il pienone in Sala Olimpica, dove si era svolto il convegno su Don Milani ed era poi proseguito con il film sul priore di Barbiana prodotto da Rai Cinemafiction, e pieno anche il teatro Vittoria per i film in concorso.
Bello «Un Noël au Tibet» (Un Natale in Tibet), ma lascia l’amaro in bocca per le tante cose che si sarebbero potute dire e non si sono sentite. Proiettato in anteprima, è un documentario dei francesi Jean-Baptiste Warluzel, Falk van Gaver e Constantin de Slizewicz su una comunità di cattolici tibetani dello Yunnan nel sud ovest della Cina. Evangelizzati nel XIX secolo da missionari francesi e svizzeri, hanno straordinariamente conservato fede e riti, nonostante gli anni di persecuzione per essere tibetani e cristiani.
La bella fotografia mette in evidenza il villaggio adagiato in una valle e raccolto attorno alla chiesa e al campanile, sullo stile di una pagoda, ma con l’inequivocabile simbolo della croce. Riconsegnata alla comunità dei fedeli vent’anni fa, la chiesa è officiata solo da una decina d’anni, una sola volta all’anno, da padre Dao, un sacerdote della chiesa ufficiale cinese, che viene per i riti del Natale. François, 77 anni, di cui 21 passati in gulag perché da giovane voleva farsi prete, è il «saggio cinese» che conserva la memoria di questa straordinaria storia scovata in un angolo sperduto del mondo.
Proprio per questo, accanto a capacità scenica di riprendere paesaggi, volti, mestieri, messa e letture, perfino un commovente canto in latino della «Salve Regina», ci aspettavamo anche le parole dei protagonisti, degli anziani e dei bambini che si fanno il segno della croce e portano la corona del rosario al collo, hanno gli altarini in casa con l’immagine del Sacro Cuore e il ritratto di Mao poco lontano. È come aver trovato una miniera d'oro ed essersi limitati a registrarla al catasto, senza mettersi in tasca neanche una pepita.
Trasparente invece il messaggio di «Aljas haci gavortàuciat» («Tutto è cambiato», in lingua cimbra) opera prima di Francesco Sauro, su soggetto di Giovanbattista Sauro, che è anche interprete, sceneggiatura di Emanuele Pezzo e produzione Fratelli Valbusa. Tutto fatto in casa quindi, a Boscochiesanuova, come le riprese a contrada Turban e nelle faggete vicine del Vajo dell’Anguilla. Il tema è quello delle contrade abbandonate all’incuria e alla spogliazione, del loro progressivo degrado e crollo: «Dando la morte alle nostre contrade hanno rubato identità al nostro passato», è la denuncia conclusiva del film che finalmente apre una finestra su una realtà cruda, ma sempre sottintesa in tante oleografiche immagini della Lessinia.
È continua la trasposizione fra il sogno del protagonista che è poi il suo tempo, quello della contrada ancora viva, mostrata a colori, e la realtà di oggi, ritratta in bianco e nero. Spettacolari alcune riprese dall’alto e dal basso, che poteva fare solo una mano esperta di verticalismo come il regista, che svolge anche attività di speleologo ed esploratore ed è autore del soggetto del film «L’Abisso» e dell’omonimo libro sulla Spluga della Preta.
«Il était une fois... les délices du petit mond» (C’era una volta... Le delizie del piccolo mondo), del francese Joseph Peaquin, da anni trapiantato in Val d’Aosta, è una carrellata su un anno di cibo raccontato attraverso la vita e i tempi lenti di Ermino ed Attilia, nonni valdostani che attraverso il pretesto del cibo educano i nipotini alla conoscenza del mondo magico delle erbe e dei sapori.
Un anno di cibo, per quanto ben raccontato, è lungo, ma ha il pregio di farci apprezzare anche la quaresima.
Stasera in proiezione tre film stranieri (Austria, Turchia e Slovacchia) e uno italiano ancora sulla Lessinia, mentre in Sala Olimpica omaggio al pluripremiato regista cuneese Sandro Gastinelli con due opere mai viste al Film Festival.
