Folla delle grandi occasioni per il debutto della rassegna cinematografica della Lessinia (L'Arena - luned́ 20 agosto 2007)
Tutto esaurito al Festival
di Vittorio Zambaldo
Apertura con successo della tredicesima edizione del Film Festival della Lessinia, con i 350 posti del teatro Vittoria esauriti tre quarti d’ora prima dell’inizio delle proiezioni. Molti così sono rimasti fuori. Comincia quindi sotto il segno dei record questa edizione che ha tributato in apertura un omaggio a Dino Buzzati, grazie al film «Il postino di montagna» del 1951 realizzato da Adolfo Baruffi su soggetto di Buzzati. Maria Teresa Ferrari, massima esperta delle opere multimediali del giornalista-scrittore bellunese, ha raccontato che è stata una sorpresa il ritrovamento del film alla Fondazione cineteca italiana, che lo ha messo in circolazione dopo il restauro. La stessa signora Buzzati, dopo la visione del film, ha trovato il manoscritto del soggetto, con altre opere inedite, in un cassetto dello scrittore.
Dei tre film in concorso, i due tedeschi di Thomas Wartmann e Bettina Haasen, il primo sui nomadi del Ladakh e l’altro sui beduini del Niger («Das Gold des Himalaja» e «Schatten der Wüste») si sono distinti per ricchezza di fotografia, analisi antropologica e dei caratteri. Tuttavia la vita dei nomadi del Ladakh, centrato sullo scontro generazionale fra i genitori legati all’«oro» fornito dal sottopelo di capre che pascolano oltre i 4000 metri e i figli attratti dalla città e da una vita meno disagiata è quello che più sottende un velo di tristezza e di fine. Si coglie palpabile la conclusione ineluttabile di un mestiere.
Diverso il racconto del primo viaggio del sale del dodicenne Djibrilla: mille chilometri di carovana per portare in un’oasi del Tenerè cipolle e peperoncino in cambio di sale. Anche qui i camion stanno sostituendo le carovane dei Tuareg, ma il desiderio del giovanissimo è ancora possedere presto un cammello bianco.
Resta comunque incomprensibile la collocazione di questo film in concorso: la tribù da cui Djibrilla arriva è sì di montagna, che peraltro si intuisce all’inizio e alla fine del film, ma il percorso narrativo è su tutt’altra angolazione, certo bella, ma un precedente pericoloso per i selezionatori del premio, che hanno finora voluto restar fedeli a vita, storia e tradizioni in montagna.
Degli otto film della sezione Lessinia Monte Baldo, in proiezione ieri, meritano una citazione «Ali, omaggio ai piccoli volatori del Monte Baldo», delicato e raffinato, esteticamente bellissimo, fotografia da premiare e musiche scelte con raffinatezza. Lo stesso si può dire, pur in una realizzazione meno complessa, di Giorgio Pirana, veterano del Festival, con «Lessinia, il volto e l’anima». «Zapping», del Centro video editing di Bosco è una felice provocazione: si può fare un film di 6 minuti divertendo e facendo riflettere.
