Il meglio della rassegna tutto in un pomeriggio (L'Arena - Saturday 25th August 2007)
Il meglio della rassegna tutto in un pomeriggio. Oggi a Boscochiesanuova l’ultimo atto della tredicesima edizione. Stasera la consegna dei premi e la proiezione finale
di Vittorio Zambaldo
Si avvicina la conclusione del Film Festival e questa sera alle 21 a Boscochiesanuova ci sarà la proclamazione dei vincitori, con la proiezione dei due film che hanno ottenuto i premi Lessinia d’oro e d’argento.
Ma già nel pomeriggio dalle 15, nel teatro Vittoria e in Sala Olimpica si potrà gustare il meglio di questa tredicesima edizione, scelto in base ai favori dimostrati dal pubblico durante questi sette giorni di proiezioni.
I film di giovedì sera hanno messo in risalto ancora una volta tradizione e sperimentazione, le due anime che stanno caratterizzando questa edizione della manifestazione.
Nella prima si colloca «L’isola deserta dei carbonai» del piemontese Andrea Fenoglio, premiato al Festival di Trento con il premio speciale della giuria. Racconta di un mestiere tanto diffuso in passato quanto scomparso oggi: gli ultimi carbonai della Val Lemina, nel Pinerolese, sono seguiti passo a passo nell’impresa di costruzione e combustione lenta della legna: una settimana nella quale ogni minimo dettaglio è fondamentale per la riuscita, dalla piccola croce sotterrata al centro della carbonaia e che resta miracolosamente incombusta alla fine, segno propiziatorio e «miracoloso», all’attenta veglia notturna.
«È la teoria del carbone», commenta in dialetto uno dei protagonisti, «vita bella e dura», resa particolarmente viva da un’attenta regia e da una meticolosa cura della fotografia. «Revoluziun», dello svizzero Urs Fery, autore già vincitore del premio Lessinia, è una carrellata su sessantenni del Canton Grigioni che sono stati protagonisti negli anni della contestazione giovanile del ’68: la loro vita di oggi, fatta di lavoro e di idee, messa a confronto con la vita e gli ideali di allora. Agli opposti ci sono Niculin Gianotti, piccolo contadino di montagna, «un improvvisatore» si definisce, che del rivoluzionario ha conservato idee e barba e lo scultore affermato che ha accettato di compromettersi col capitale: «Non voglio più cambiare il mondo, adesso ho altro da fare», dichiara.
Altri, come il politico e la libraia, si barcameno fra ideali e realtà. Il mondo è cambiato grazie anche alle loro lotte, ma pensare che l’ideale rimasto sia come per Niculin quello di fermare il tempo in un’eterna giovinezza, fa pensare molto in che mani sia finita la rivoluzione di allora. Bravo Frey a far uscire sentimenti e passioni, in tre quarti d’ora niente affatto noiosi.
Applauditissimo dal pubblico il film «Il grande saggio», prodotto e diretto da Walter Mazo, girato nelle contrade della Lessinia su una trama non esaltante ma evidentemente efficace: la scelta se continuare a stare quassù o accettare le proposte e le lusinghe di vita e lavoro altrove.
Chi consiglia le scelte è un grande saggio che alla fine si scoprirà essere un faggio secolare, ben radicato sul posto ma anche aperto alla luce e all’aria che arrivano da «altri mondi». Il merito del film, che ha spessore per fotografia e montaggio, con qualche aggiustamento da fare nella sceneggiatura, è di aver varcato anche per la produzione della Lessinia, il limite del documentario e del nostalgico, proponendo, seppur su un tema non nuovissimo, una soluzione gustosa, divertente e apprezzabile.
Viaggio nel tempo con magie e sorprese è invece quello proposto da «Die Bluemenwiese» (Il prato fiorito), del tedesco Jan Haft, percorso naturalistico nel microcosmo che anima
